La teledipendenza ai tempi di Netflix

di Rocco Chizzoniti

Sono molte le piattaforme ad oggi che offrono risorse on demand fruibili a qualsiasi orario, ma sono tutte uguali? Che differenza c’è fra le tradizionali e Netflix? Ecco perché quest’ultima è unica e ben studiata psicologicamente.

 

Forse pochi ricorderanno i tempi di Tele+ con i suoi canali “Bianco” e “Nero” negli anni ’90. Tutto qui, molto semplice, solo due canali per chi voleva vedere bianco o nero, nessuna via di mezzo, o meglio nessun’altra piattaforma di mezzo. Almeno in Italia. Oltreoceano la cosiddetta “Tv via cavo” spopolava da moltissimi anni con mille proposte diverse. Nel Belpaese fu un’assoluta novità e da lì a poco la popolazione delle parabole è cresciuta in modo esponenziale superando probabilmente il tasso di natalità dei cittadini italiani stessi.

Dopo quel grande successo si evolve in D+, poi arriva la concorrenza con Stream, infine si fondono insieme dentro Sky, multinazionale statunitense sbarcata in Italia come il D-Day, stimolando la nascita di Mediaset Premium. Insomma quasi 20 anni in poche righe.

Da allora c’è stata una rincorsa ad avere una o entrambe le piattaforme, complice anche il campionato di calcio che anno per anno veniva conteso fra le due ed oggi, con l’avvento del digital all’ennesima potenza, cioè dei cloud, dei database on line, ecco che avere la Tv on demand diventa un must dove Netflix spadroneggia in un mercato che registra anche la presenza di Amazon, Youtube e tantissimi altri.

Perché si è passati dalla Tv classica agli archivi on line?

Il passaggio in Italia è stato più veloce e repentino rispetto agli USA, dove è stato dato il calcio d’inizio. Chi magari negli anni passati guardava il “David Letterman Show” su D+ e Sky ricorderà che ogni tanto il famoso conduttore scherzava sulle dipendenze degli americani per il loro amatissimo “Tivo”. Cos’era? Era il decoder via cavo che consentiva di mettere in “pausa” e salvare la programmazione dei palinsesti. Qualcosa che è arrivata dalle nostre parti molto più tardi ma che si è diffusa quasi subito per l’incredibile vantaggio offerto: non devi più aspettare i nuovi passaggi, puoi mangiarti uno spuntino o andare alla toilette, e nel frattempo quando ritorni a vedere il film puoi persino saltare la pubblicità col tasto “avanti veloce”! Comodo no? Addirittura si può mettere in registrazione i programmi un po’ come si faceva una volta col caro vecchio videoregistratore a VHS che per capire come impostarlo una Laurea in Fisica Quantistica non poteva bastare. Comodità è la parola chiave. Abbiamo così potuto dire basta alle lauree specializzate per aggeggi impossibili e stop a perdersi film o non potersi alzare dal divano mentre ci scappa.

Tutto questo ha notevolmente impattato sulle nostre abitudini quotidiane

Senza dubbio con l’avvento del mondo digitale a 360° ci siamo abituati a voler tutto e subito. Se qualcuno invia una e-mail si aspetta una risposta quasi istantaneamente e se non la riceve ne invierà una seconda a distanza di poche ore. Paradossalmente i nuovi media costituiscono più una sorta di cappio a fronte della indiscutibile comodità fornita. Basti pensare che se i Social avvicinano persone distanti, allo stesso modo, allontanano persone vicine: abbiamo visto tutti molte persone nei ristoranti a tavola intenti a smanettare allo smartphone piuttosto che parlare con la persona di fronte. Lo abbiamo fatto anche noi, è inutile negarlo.

Avere inoltre una risorsa on line disponibile h24 con all’interno tutto ciò che possiamo desiderare è qualcosa che nessuno poteva mai sognare, è realtà e tutti la vogliono, per di più una volta ottenuta difficilmente si torna indietro.

Netflix, un passo avanti a tutti

Se proviamo un attimo ad immaginare l’interfaccia Sky classica possiamo ricordare che premendo il tasto centrale del telecomando ci appaiono tutte le informazioni di ciò che stiamo vedendo, orari della programmazione, servizi e, banalmente, che ore sono. E’ un dato assolutamente banale che ore sono eppure è la prima cosa che in Netflix manca. Come mai? Perché dentro ad una piattaforma on line di intrattenimento video in fin dei conti la dimensione temporale è forse inutile. Soprattutto se si vuole mantenere le persone all’interno della stessa. Non solo. Se si aguzza la vista e l’intuito si potranno notare tante altre differenze verosimilmente non poste lì così a caso: quando desideriamo vedere la descrizione o l’anteprima di un prodotto entro pochi secondi inizia automaticamente la fruizione, della serie “ah bhè è partito me lo vedo…”; Netflix suggerisce la programmazione nella prima schermata in base alle visioni già effettuate, profilando i propri gusti per offrire prodotti simili e potenzialmente appetibili; quando si osserva una serie TV (il vero cavallo di battaglia di Netflix) appena finisce un episodio comincia un breve countdown verso l’episodio successivo risparmiando persino la fatica di muovere il dito per acconsentire alla visione, essendo tutto automatizzato. E’ questa la nuova parola chiave di Netflix: automatismo, andando ben oltre la semplice comodità.

Succede così che molte persone vedranno intere stagioni di serie TV restando incollati alla propria sedia, guardando fuori dalla finestra per notare che si è già fatta sera. E’ sicuramente il sogno di ogni cinemaniaco ma per tutti gli altri si tratta quasi di una “spintarella” alla teledipendenza?

In Economia Comportamentale si parla spesso del “nudging”, ossia la “spinta gentile”. Possiamo notare azioni di questo tipo quando per esempio nei bagni maschili della metropolitana mettono negli orinatoi l’adesivo di una mosca per far sì che gli uomini mirino ad essa piuttosto che sporcare altrove. Ciò è un sottile escamotage psicologico per spingerti, col gioco in questo caso, ad un’azione che produrrà un beneficio per chi la mette in atto: si risparmieranno molti soldi in pulizie. E’ quindi un metodo usatissimo anche in ambito sociale per la promozione di comportamenti corretti, orientati al green o alla salute con svariati esempi. Netflix, volente o nolente, fornisce infatti delle spinte gentili dirette alla fruizione dei propri contenuti. E’ chiaro che tutto ciò si inserisce in un quadro di riduzione dello stress durante l’esperienza stessa che può produrre l’abbandono della piattaforma, quando non riuscivamo a programmare il videoregistratore era tanto che non lo si buttava giù dalla finestra.

Nell’era digital ogni passo è pertanto studiato per evitare stress al consumatore perché più lo si stressa più si rischia di perderlo, soprattutto quando si è ormai abituati ad avere tutto e subito. Per questo il mondo Netflix ha una ragion d’essere ed una logica molto solide e di successo, costruite davvero intorno all’esperienza psicologica delle persone.

Poi può anche succedere che una persona vede decine e decine di programmi per una moltitudine di ore consecutive tanto che Netflix la chiama al telefono per sapere se sta bene. Non è una battuta, è successo veramente.

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